I Vini di Parma

Parma capitale della Food Valley e di un Distretto agro-alimentare unico al mondo è sempre stata conosciuta in Italia ed all’estero per i suoi ” giacimenti gastronomici ” rappresentati da prodotti unici ed inimitabili, realizzati da mani sapienti e con materie prime di qualità assoluta.
Chi non ha mai assaggiato un pezzo del re dei formaggi il Parmigiano-Reggiano o una fetta di sua maestà il Prosciutto crudo o del re delle nebbie il Culatello?
Ma Parma, la ” petite capitale “, la città godereccia che sa di essere bella ma ama sentirselo dire da coloro che la visitano, sta crescendo enormemente anche dal punto di vista enologico, o meglio sta tornando ad avere quel riconoscimento che possedeva già negli anni venti quando nel territorio di questa provincia che dalle ultime propaggini dell’Appennino arriva sino al fiume Po vi erano più ettari vitati che non nella provincia di Piacenza, nota a tutti oggi per la qualità e l’eccellenza dei suoi vini.
Ebbene dalla Grande Guerra agli anni ‘70 si era pensato bene di investire risorse ed energie sull’allevamento delle bovine da latte per la produzione del parmigiano, sicuramente più redditizio di quanto non risultassero i vigneti e questo fece si che gli stessi venissero convertiti a prati per il foraggio necessario all’alimentazione dei bovini.
Ma i tempi stavano cambiando, e dopo lo scandalo metanolo degli anni ‘70 il vino, dopo aver toccato il fondo, ritornò ad aver riconosciuto quel valore alimentare ed energetico di prodotto della terra, alimentato dal sole e genuina sintesi del connubio natura-uomo.
E così la certosina opera di riorganizzazione e di riqualificazione dei viticoltori parmensi ha fatto sì che nel breve periodo si raggiungessero risultati incoraggianti con una selezione sempre più meticolosa dei vitigni per poi ambire ai giorni nostri ad essere addirittura considerata come tra le province più meritevoli di attenzione da parte della critica enologica.
Nel 1978 si costituisce il Consorzio di Tutela dei Vini dei Colli e nel 1982 viene riconosciuta la D.O.C. Colli di Parma al territorio collinare che comprende i Comuni di Calestano, Collecchio, Felino, Fidenza, Fornovo di Taro, Langhirano, Lesignano de’ Bagni, Medesano, Noceto, Sala Baganza, Salsomaggiore Terme, Terenzo, Traversetolo e Varano de’ Melegari per tre qualità di vino: la Malvasia ( da uva malvasia di Candia ), il Rosso dei Colli ( da uve barbera e bonarda ) e il Sauvignon ( da uva sauvignon ). A partire dalla vendemmia 2004 la D.O.C. è stata estesa anche al territorio del Comune di Neviano degli Arduini.
La malvasia è uno dei quattro vitigni italiani aromatici, come il gewurztraminer, il brachetto e come il moscato che nel disciplinare di produzione della Malvasia, nella percentuale massima del 15%, può essere aggiunto alla stessa. Di colore giallo paglierino più o meno carico ha un profumo intenso e persistente con un sapore asciutto e armonico e può essere prodotta nelle versioni secca, amabile, frizzante, spumante secco o amabile e riserva.
Il Rosso dei Colli dal colore rosso rubino ed al naso fruttato ed abbastanza fine, prevede nel suo disciplinare di produzione l’utilizzo di uva barbera dal 60 al 75% e di uva bonarda e/o croatina dal 25 al 40% ed è previsto anche nelle tipologie frizzante e riserva.
Il Sauvignon è un vino di colore giallo paglierino con sfumature vivaci verde-oro ed ha un bouquet molto intenso e raffinato ed al gusto esprime grande freschezza e sapidità con retrogusto amarognolo: viene previsto nelle versioni secca, frizzante, spumante e riserva.
Nel 2002 il Decreto che ha sostituito quelli precedenti del 1982 e del 1995, ha ampliato la gamma dei vini previsti nella D.O.C. inserendone altre 11 qualità tra le quali 3 bianche ( da uve Chardonnay, Pinot Bianco e Pinot Grigio ), 7 rosse ( da uve Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot, Barbera, Bonarda, Pinot nero e Lambrusco ) ed 1 Spumante Metodo Classico ottenuto da uve Pinot nero e/o Pinot bianco e/o Chardonnay.
Per i vini Chardonnay e Pinot bianco le tipologie previste sono la secca, la frizzante, la spumante e la riserva, mentre per i vini Bonarda e Lambrusco sono secco, amabile, dolce e riserva, per i vini Barbera, Merlot, Pinot nero, Cabernet franc e Cabernet Sauvignon è prevista solo la tipologia riserva mentre per i vini Spumante e Pinot Grigio non sono previste altre tipologie.
Nella Bassa Parmense invece ha ottenuto nel 1995 l’I.G.T. ovvero l’Indicazione Geografica Tipica la celeberrima Fortana del Taro, vitigno storico proveniente dalla Francia che ha trovato nei terreni argillosi e alluvionali un habitat perfetto per produrre un vino beverino, vivace e indomabile nella sua incredibile effervescenza.
Ma il vino che viene da sempre prodotto in maggior quantità nella provincia di Parma è il famoso Lambrusco, ovvero l’unico vero vitigno autoctono italiano, derivante dalla ” labrusca ” l’antichissima Vitis Silvestris spontanea degli Appennini, uva selvatica propagata a seme e successivamente addomesticata. Il tipo di Lambrusco prodotto qui deriva dal vitigno Lambrusco Maestri e prende il nome dalla Villa Maestri nell’allora Comune di San Pancrazio Parmense, da dove poi si sarebbe diffuso in altre zone emiliane: è un vino leggero e brioso, dal colore rosso rubino con riflessi porpora, al naso è intenso, vinoso e dal profumo di mammola e note di lampone mentre in bocca risulta secco, sapido e tannico.
Ecco quindi che la provincia di Parma, con una così vasta platea di vitigni per la produzione di vini a d.o.c., potrà misurarsi meglio con il mercato globale. Mercato che punta sempre più sulla qualità e che darà la possibilità ai viticoltori parmensi di giocare meglio le loro potenzialità imprenditoriali, sfruttando appieno un ” terroir ” favorevole che consentirà loro di crescere e di produrre vini sempre più evoluti, tecnicamente perfetti e igienicamente corretti.


