150 anni di storia

IL POMODORO

Vaste aree del territorio parmense, in un passato non troppo recente e ancora oggi, sono coltivate a pomodoro per favorire l’industria alimentare conserviera, tipica della provincia di Parma.

pomodori

Originario del Messico o forse del Perù, il pomodoro manifesta una tipologia notevole caratterizzata dal fusto, dalla forma del frutto, dalla ricchezza dei semi. E’ ricco di vitamine: C, A, PP, B1, B2 e mentre il suo consumo fresco rappresenta una delizia energetica, la sua conservazione può essere effettuata sotto forma di pelati, succhi, ma soprattutto di concentrati e salse che hanno dato origine appunto a una industria conserviera di notevole rilevanza.


I fiori del pomodoro hanno forma di stella, sono gialli e arricchiscono l’infiorescenza a grappolo.

Quelle “stelline” hanno avuto il privilegio di fungere da “stella guida” e di contribuire in periodi di dura difficoltà, come nel periodo bellico e nel dopoguerra (post-bellico), al sostentamento di interi paesi.

Infatti hanno rappresentato la vera fonte di lavoro, così variamente articolata: semina e raccolta, trasporto, dapprima con carri trainati da animali, poi dai trattori, dai primi camion, pesatura e selezione, bollitura, inscatolamento, confezione e spedizione, senza trascurare l’essicazione delle varietà di semi.

Il progredire del tempo ha prodotto un netto miglioramento delle condizioni di lavoro, grazie anche alle nuove tecnologie.

Di 99 fabbriche presenti nella provincia di Parma, dal 1860 al 1938 l’esistenza è documentata con atti della Camera di Commercio e dai Registri Matricola, poi ricordi, il caso fortuito di ritrovamenti di documenti, targhe, locandine, scatole di conserva consentano di stilare liste più approfondite, perfezionate poi con l’aiuto dell’Unione Industriali di Parma.

Di tutte le eccellenti fabbriche per la trasformazione del pomodoro, di cui sarebbe lungo trattare, è bello ricordare a titolo esemplificativo l’originalità di alcuni “Marchi”. Quelli più frequenti privilegiano gli animali come i 2 leoni dei F.lli Mutti, l’aquila dei F.lli Polli, il gallo della S.I.D.A, il cavallo di Greci Guerino, il cigno della Luigi Ugolotti di Langhirano e così via.

Seguono marchi con monumenti, personaggi della mitologia, con la luna, le stelle, il sole dei F.lli Pagani di Panocchia, con l’Alpino di Rodolfi, l’Aereoplano di Boschi Luigi e Figli e con la Campana della Conti e Calda di Sala Baganza.

A corona delle fabbriche di pomodoro, l’industria meccanica a loro legata ha potenziato ricerca, progettazione ed esecuzione di impianti del settore agroalimentare, come la ditta Rossi e Catelli, sorta nel 1945 nell’Oltretorrente di Parma, la ditta Oreste Luciani sempre di Parma, la “Ghizzoni Ettore e figli” di Panocchia, la “Costruzioni Meccaniche Ing. A. Rossi, la “Tito Manzini e figli”.

A Sala Baganza, per citare un esempio di paese in cui fiorisce l’industria conserviera, sorgono ditte: già nel 1887 la “Giuseppe Calda”, nel 1940 la “Tanzi Gino” sino al 1962 e soprattutto la Conti Calda e C. (Marca Campana) dal 1906 1956, anno di trasformazione in Nuova Conti e Calda & C. sino al 1963.

Locandine, cartolina d’epoca datata 9 giugno 1915, scatole di latta da 1 kg e 5 kg, slogan evidenziano la crescente importanza di questa ditta che offre un prodotto che è riuscito a varcare i confini italiani, per proporsi a un mercato sempre più vasto ed esigente.

Alle industrie conserviere che ancora oggi hanno il privilegio di operare sul territorio parmense va il plauso di tutta la gastronomia, anche italiana, per l’aiuto notevole che una buona salsa conferisce per la realizzazione di piatti ormai diventati pietre miliari nel variegato mondo della ristorazione e della cucina casalinga.

Maria Grazia Dall’Aglio Gombi